Antieuropeo e no global. Zingaretti rende omaggio alle “verità” di Di Maio

Renzi pensava di battere l’antipolitica “antipoliticizzando” la sfida riformista. Il 5 dicembre del 2016 l’esito del referendum costituzionale dimostrò come il “taglio delle poltrone”, propugnato da un leader politico considerato, a torto o a ragione, mainstream, non avrebbe spinto, ma affossato i buoni contenuti di una riforma che, per diventare “popolare”, Renzi pensava dovesse essere visibilmente anti-Palazzo. Contro il Palazzo, infatti, il popolo votò: ma contro Renzi.

Tre anni dopo, Zingaretti sta ripercorrendo esattamente le orme del suo disprezzato predecessore, vendendo l’anima al diavolo dell’antipolitica per strappare qualche voto al M5S. Nella presentazione dei candidati PD alle Europee, Zingaretti non ha solo confermato il riposizionamento a sinistra del suo PD, ma ha rappresentato il sogno europeo dei democratici come una sorta di versione “perbene” dell’antieuropeismo grillino.

“Noi chiediamo che finalmente si dica fine alla concorrenza sleale sulla fiscalità a livello europeo per le nostre imprese. C’è una idea di Europa che se diventa Europa delle persone diventa l’unico strumento contro globalizzazione”. In poche righe una summa del conformismo antieuropeo, antiglobalista e “anti-mercatista”.

Se l’Ue ha espropriato l’Italia mettendo fuori mercato le imprese italiane e l’Europa deve diventare una fortezza che si chiude alle sfide economiche globali, perché un elettore dovrebbe votare una forza politica formalmente “europeista”, come il PD continua a qualificarsi? Se sull’analisi e alla fine sui “valori” – società e economia chiusa, contro società e economia aperta – hanno ragione Salvini e Di Maio, perché chi dà loro ragione dovrebbe farsi rappresentare da Zingaretti?

La sfida europeista è quella di contestare le “verità alternative” sull’Europa, sull’euro, sul mercato comune europeo e sugli accordi economici internazionali negoziati dall’Ue come causa dell’impoverimento dell’Italia e degli italiani. Se non si smontano queste “verità”, ma si rende loro omaggio, sarà difficile batterne gli attuali (e futuri) beneficiari, Di Maio e anche Salvini.

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