Che bufala, il reddito di cittadinanza. Qualche numero per svelarla

Alla fine del 2017, quando il M5S prendeva la rincorsa per il voto di febbraio 2018, che l’avrebbe portato a sfondare il 30% dei consensi, le persone in condizione di povertà assoluta in Italia avevano sfondato il numero di 5 milioni.

Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S sarebbe dovuto servire a portarli tutti sopra la soglia di povertà assoluta. Di Maio prometteva, prima e dopo la formazione del Governo, che avrebbe “abolito la povertà”.

Mentre si avviavano le prime richieste, a febbraio di quest’anno, la platea dei beneficiari stimata dall’INPS era di circa 1,2 milioni di famiglie (meno di 2,5 milioni di persone), anche se Di Maio prometteva che erano in stampa 3 milioni di tessere. Il governo si era già perso per strada la metà dei poveri assoluti.

Al 30 aprile le richieste presentate sono un milione, l’Inps stima che quelle ammesse saranno alla fine circa tre quarti e già si pensa come reimpiegare il risparmio di questa operazione propaganda rispetto ai 5,6 miliardi stanziati, mentre aumentano le polemiche sull’esiguità di alcuni trattamenti.

Dal che si può concludere che non solo la povertà in Italia non è stata abolita – e saranno le statistiche Irpef a confermarlo – ma anche che la misura simbolo di questa legislatura avrà un tiraggio e un effetto non molto superiore a quella del tanto denigrato reddito di inclusione (REI), che per il 2019 sarebbe dovuto salire a 2,5 miliardi di euro. Doveva cambiare tutto, non è cambiato quasi nulla.

Condividi