Crollano gli investimenti, nessuno si fida dell’Italia. Neppure gli italiani

Il debole segnale di vita della nostra economia è legato all’export, mentre i consumi e gli investimenti in Italia continuano a arrancare. Quello che l’Istat definisce “il contributo negativo della componente nazionale” dimostra che le politiche del Governo volte a rassicurare e proteggere economicamente i cittadini – da quota 100, al reddito di cittadinanza – non hanno suscitato alcuna fiducia nei consumatori e negli investitori.

Intanto il crollo degli investimenti diretti esteri (-27% rispetto all’anno precedente) – scesi all’1,3% del Pil, il livello più basso dal 1999, avverte l’Ocse – dimostra che il medesimo sentimento di timore e di incertezza è condiviso dagli operatori economici e finanziari internazionali. Dell’Italia e del governo italiano, nessuno si fida. Né gli italiani, né gli stranieri.

Il dato nazionale può apparire paradossale, visti i livelli di consenso delle forze di maggioranza, ma le dinamiche complesse delle democrazie malate dell’Occidente mostrano spesso questa “scissione” psicologica in un elettorato dominato dal sentimento della paura, che porta sia al desiderio di rassicurazione, sia alla sfiducia.

In sintesi si può comunque concludere che il nazionalismo economico del Governo gialloverde porta all’isolamento, mentre l’unico legame fragile della nostra economia con quella dei Paesi più avanzati è proprio data dalla tenuta del segmento più internazionalizzato del nostro sistema produttivo. La sindrome venezuelana del governo Conte non è semplicemente rischiosa, ma letteralmente suicida.

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