Gli stranieri, non la mafia. L’idea disonesta dell’emergenza sicurezza

C’è sicurezza e sicurezza. C’è emergenza e emergenza. C’è quella la cui domanda è legata al disagio per il confronto con situazioni di degrado sociale. E c’è quella connessa all’esposizione quotidiana al potere criminale, nei suoi aspetti “militari”, economici e politici. Il fatto che il termine sicurezza nel dibattito pubblico designi quasi esclusivamente il disagio, e non l’oggettivo pericolo criminale, è stato un capolavoro di prestidigitazione mediatica, ma una vera catastrofe politica.

In nome della sicurezza, in Italia si sono giustificate misure illegali nei confronti di profughi e rifugiati e si è autorizzata ormai l’opinione pubblica a imporre una discriminante “razziale” nelle politiche di sostegno e accoglienza dei richiedenti asilo. In nome della sicurezza, Salvini parte lancia in resta contro un giudice difendendo le assurde disposizioni contro la registrazione anagrafica di rifugiati regolarmente soggiornanti, mentre nelle stesse ore nel pieno centro di Napoli andava in onda l’ennesimo episodio della guerra di camorra. La prima però è trattata come una emergenza politica; la seconda come un fenomeno endemico, a suo modo strutturale, o come una “disgrazia”.

Siamo di fronte al paradosso che proprio nelle aree in cui è più forte il potere criminale sono più avversate, proprio in nome di questa nozione “razziale” di sicurezza, le politiche di integrazione sociale degli immigrati. Le periferie romane che si rivoltano contro il trasferimento di alcune decine di rom si guardano bene, ovviamente, dal rivoltarsi in modo così pubblico contro fenomeni di alto rango criminale.

Il risultato è che l’Italia diventa, per scelta politica, non solo un Paese più indecente, ma anche più insicuro, meno capace di avvertire e fronteggiare le cause dell’insicurezza. Le stesse che rendono quasi l’intero Sud Italia una regione off-limits per gli investimenti economici. Quest’idea propagandistica e disonesta della sicurezza è una delle cause del declino, non solo morale, dell’Italia e in particolare del Sud, serbatoio del voto populista.

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