Il nazionalismo è la guerra. Buona Festa dell’Europa

Il Sole 24 ore avverte oggi che, malgrado gli sbarchi siano diminuiti, i rifugiati stranieri in Italia continuano a crescere in ragione del ritorno dei cosiddetti “dublinanti”, cioè dei richiedenti asilo rispediti da altri paesi europei in Italia, poiché il trattato di Dublino impone l’esame della domanda di asilo da parte del paese di sbarco. Arrivano, al momento, più richiedenti asilo dalla Francia e dalla Germania che dalla Libia. La riforma del Trattato di Dublino è indispensabile per un diverso (e vero) governo europeo dei fenomeni migratori. Ma è impossibile, perché a bloccarlo sono gli amici di Salvini, a partire dai Paesi di Visegrad, Ungheria di Orban in testa.

Pochi giorni fa, nelle stesse ore in cui Salvini annunciava che, in caso di vittoria sovranista alle prossime europee, nessuno avrebbe più chiesto all’Italia l’aumento dell’Iva e il rientro dall’extra-deficit del bilancio pubblico, il cancelliere austriaco Kurz chiedeva di aggravare le sanzioni per i Paesi come l’Italia, il cui indebitamento mette a rischio la zona euro. E tra i principali nemici della cosiddetta “flessibilità” per l’Italia c’è tutto il fronte sovranista europeo, compresa l’AFD tedesca. Insomma, anche in questo caso, gli amici di Salvini sono i nemici dell’Italia.

Non è un caso (e non è per ragioni personali e soggettive) che il fronte sovranista, così unito ideologicamente, sia destinato a dividersi e a scontrarsi politicamente sugli aspetti più sensibili dell’agenda di governo europea: immigrazione, conti pubblici, alleanze internazionali. È oggettivamente impossibile che il sovranismo assuma una dimensione europea, perché questo è in contraddizione logica con presupposto del pensiero sovranista, che non riconosce alcuna dimensione politica all’infuori di quella nazionale. I nazionalisti, da sempre, possono essere alleati solo fino al momento il cui i rispettivi nazionalismi li portano a farsi la guerra.

Vale la pena di ricordarlo oggi, nel giorno dell’Europa, che ricorda il discorso del 9 maggio 1950 del ministro degli esteri francese Robert Schuman, in cui venne esposto il progetto, elaborato da Jean Monnet, per una progressiva integrazione economica e poi politica del continente europeo, a pochi anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Perchè, come avrebbe detto anni dopo François Mitterand, “il nazionalismo è la guerra”.

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