Il voto europeo sarà la tomba del governo Conte (anche se Lega e M5S superassero il 50%)

Tra le tante balle che i partiti di maggioranza propinano agli elettori, la più eclatante – e purtroppo la meno smascherabile, perché legata ai complessi meccanismi di funzionamento delle istituzioni europee e alla formazione delle sue maggioranze – è proprio quella che vorrebbe possibile un governo dell’Unione più incline a soddisfare gli interessi italiani, in particolare sull’allentamento dei vincoli sul deficit, per evitare all’esecutivo una manovra correttiva di svariate decine di miliardi .

In realtà, i soli due governi possibili dopo il 26 maggio sarebbero entrambi molto meno “comprensivi” di quello di Juncker e della coalizione popolar-socialista che ha guidato questa legislatura.

Se si affermerà una grande coalizione anti-sovranista (PPE, PSE, ALDE ed En Marche con eventualmente componenti ambientaliste), essa sarà necessariamente composta dai partiti, che, per varie ragioni, attinenti sia alle proposte economiche sia alle prospettive della costruzione europea, non sono disponibili a concedere qualcosa all’esecutivo giallo-verde di Conte. Sarebbe un governo europeo anti-sovranista, con un’opposizione europea sovranista e l’Italia sovranista starebbe dunque tutta all’opposizione.

Se prevalesse – ipotesi assai più remota – una maggioranza popolar-sovranista (che è quella che Berlusconi propone al PPE, contro la maggioranza dei leader di governo popolari), con dentro non solo Orban, ma tutte le forze nazionaliste del continente, le cose per il governo italiano si metterebbero anche peggio, non solo perché, come è noto, i nazionalisti non sono particolarmente inclini a soddisfare gli interessi nazionali altrui, ma perché questo blocco è quello meno pronto ad accettare una mutualizzazione di fatto del “rischio paese” italiano.

L’esito delle elezioni del 26 maggio, insomma, anche se Lega e M5S superassero la maggioranza assoluta dei voti, sarà in ogni caso la tomba per le speranze del governo Conte.

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