Negozi più chiusi vuol dire meno lavoro: da Di Maio ricette anni ’50

Sugli orari dei negozi il candidato premier del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio propone ricette anni ’50, stile ‘Poveri ma Belli’. Proposte che ricalcano perfettamente quelle della Giunta Raggi che, come raccontano le cronache, regolamenta il commercio per difendere gli interessi dei ‘bancarellari’ amici contro gli interessi generali dei consumatori e le prospettive di crescita del settore distributivo.

Tornare indietro sul principio della liberalizzazione degli orari e magari in seguito delle licenze degli esercizi commerciali non significa migliorare le condizioni di lavoro, che vanno garantite sul piano legislativo e contrattuale, ma restringere le opportunità di lavoro per tutti, siano essi esercenti o dipendenti.

Come è falso che prima gli anziani vanno in pensione prima i giovani trovano lavoro, così è falso che la crisi della piccola distribuzione sia legata alla liberalizzazione degli orari e non alla trasformazione della struttura del mercato distributivo e delle abitudini di acquisto degli italiani.

Il fatto che Di Maio chieda di approvare d’urgenza anche al Senato una proposta di legge approvata a grande maggioranza alla Camera dimostra che la convergenza contro le riforme europee, a partire dalle liberalizzazioni, riguarda purtroppo quasi tutti i partiti italiani. Il che conferma ancora di più la necessità di difendere una prospettiva europea, cioè innovativa e riformatrice, anche alle prossime elezioni.

 

Carmelo Palma

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