Pensioni e art. 18: in piazza con la CGIL il “Partito del Passato”

La manifestazione convocata dalla CGIL contro la riforma Fornero porterà  in piazza un ampio partito trasversale – da Mdp alla Lega – che si oppone alle riforme più significative realizzate dal nostro Paese sul piano economico-sociale.

La riforma previdenziale del governo Monti e la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali del governo Renzi sono intervenuti su due delle cause più rilevanti dell’instabilità  finanziaria e dell’iniquità  sociale di un Paese che non casualmente è stato, sia sul versante dei conti pubblici che su quello dei tassi di crescita e occupazione, uno dei più esposti alle conseguenze della crisi economico-finanziaria dell’ultimo decennio.

L’articolo 18 era l’infrastruttura di un mercato del lavoro che discriminava i figli e i figliastri e che solo eufemisticamente poteva definirsi duale. Il sistema previdenziale imponeva un trasferimento coatto ed estorto di risorse dai lavoratori a pensionati la cui età  media, alla fine del 2011, raggiungeva a mala pena i 60 anni di età  ed era in moltissimi casi inferiore.

È molto significativo, prima che allarmante, che il vecchio mercato del lavoro e le vecchie pensioni siano diventati i “feticci” di un fronte conservatore che elegge paradossalmente i problemi del passato a soluzioni del futuro. E vale la pena di sottolineare che entrambi questi feticci, nel caso in cui venissero riesumati, tornerebbero a diventare due formidabili fattori di apartheid generazionale, a danno dei lavoratori più giovani e dei pensionati dei prossimi decenni.

A questo “Partito del Passato” – per sua natura nazionalista e protezionista – occorre opporre un partito capace di guardare al futuro con fiducia e senso della realtà  in un’orizzonte necessariamente europeo.

Carmelo palma

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