Referendum Atac: un contributo alla chiarezza politica

Al netto della questione del quorum – che sui referendum comunali a Roma è stato abolito, ma che la Raggi ha conservato stranamente solo per questo: vedremo l’esito dei ricorsi – il #referendumAtac è stato utilissimo e per molti aspetti “profetico”.

Aiuta perfettamente a individuare i veri nemici (M5S, Lega, FDI) e i falsi amici (il PD che oggi conta, a partire da Zingaretti) di un’idea innovativa, moderna e, come usa dire, “europea” di Roma e dell’Italia e dice molto dello scontro politico del prossimo futuro.
Al contrario, questo referendum, al di là delle chiacchiere della Raggi e dei sottopanzadel partito Atac, non dice nulla dell’orientamento dei cittadini romani, visto che hanno votato al referendum quelli che ne sapevano qualcosa e non hanno votato tutti quelli che si era fatto in modo non ne sapessero nulla.

Per molti versi, questo referendum segna anche perfettamente il confine tra due idee alternative e opposte di molti valori, di cui in questi mesi il Governo del Cambiamento va inutilmente cianciando: la partecipazione politica, la trasparenza amministrativa, l’efficienza dei servizi, la lotta agli sprechi.

Da una parte, con i quasi quattrocentomila romani che sono andati al voto, c’è stato chi ha provato a difendere e ad usare in modo non sfascistico e demagogico un istituto di democrazia diretta, ha tentato a fare chiarezza sulla voragine di un’azienda pubblica che sta in piedi perché il comune continua a pagarle un servizio che non fa, e ha avuto la responsabilità di proporre una riforma ragionevole, non solo di fomentare la rabbia e alla fine l’apatia politica di un elettorato sempre più refrattario e incattivito.

Dall’altra parte c’era tutto il potere politico locale. Il Comune di Roma, la Regione Lazio, sindaco, presidente e rispettivi partiti compresi, con i poveri iscritti del PD che, dopo avere dato in un sondaggio interno una indicazione per il Sì, hanno visto tutti i maggiori dirigenti nazionali e regionali non fare nulla, parlare d’altro o parlare apertamente contro il referendum.

Quindi, bravi ai Radicali, a Più Europa e al comitato Mobilitiamo Roma. Il risultato non è affatto da buttare. È stato e rimane, oltre che uno straordinario esempio di mobilitazione civile, un ottimo contributo alla chiarezza politica.

 

Carmelo Palma

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