Sì Tav, ma anche No. Il sindacato subalterno al “sovranismo di sinistra”

Il corteo del 1 maggio a Torino è stato un esempio da manuale della subalternità ideologica della sinistra sindacale al pensiero “No Tav”, cioè a quella forma di “sovranismo di sinistra” che mischia luddismo, territorialismo e mitologie resistenziali, tanto anacronistiche storicamente, quanto tossiche politicamente.

La notizia non è stato lo scontro ampiamente annunciato e puntualmente avvenuto, con il Movimento No Tav che ha provato a occupare il corteo, per espellerne gli esponenti politici più compromessi con il fronte Sì Tav, in particolare del PD. Né la notizia può essere rappresentata dall’intervento delle forze dell’ordine, ovviamente dovuto.

La vera notizia era quella precedente, cioè l’appello da parte delle confederazioni sindacali CGIL, CISL E UIL (pure complessivamente favorevoli all’opera) a non rappresentare con striscioni e bandiere la posizione Sì Tav nel corteo, pure di fronte all’annunciata presenza del movimento No Tav.

Ad avere pesato non è stato il timore dei disordini, che si sono puntualmente verificati, ma la paura di rompere il feticcio dell’unità sindacale e spezzare il legame con quella parte, pure minoritaria, del mondo sindacale che fa del No Tav non una scelta come altre, ma una questione di identità politica. Una vera trincea ideologica.

In questo quadro, è significativo che nella coalizione di Chiamparino, che come presidente della Regione sulla Tav ha lanciato una sfida fortissima al governo, ci sia una sola forza politica – +Europa – che ha scelto di rivendicare la posizione Sì Tav anche nel proprio simbolo elettorale, anche per bilanciare la lista Sì Tav a sostegno del centro-destra di matrice leghista, cioè espressione diretta di una delle forze del governo che sta bloccando la Tav. Tutto paradossalmente rappresentativo sia dell’ipocrisia della destra che delle contraddizioni del fronte progressista.

Condividi